Secondo una recente intervista, l’evoluzione delle tecnologie in ambito industriale e l’impiego di una serie di tool abilitanti, possono avere un impatto in termini di produttività e costi. Tra questi vi sono: AI, software video per il riconoscimento e analytics, controllo da remoto di macchine, veicoli e robot, veicoli e robot a guida autonoma, digital twin, robot collaborativi ed esoscheletri.

 

Produzione smart: un nuovo scenario nazionale

Nonostante la pandemia, in Italia il settore manifatturiero ha retto con successo all’impatto della crisi legata al Covid-19. Se a livello globale il 69% hanno migliorato la loro performance finanziaria, l’Italia si posiziona ben al di sopra della media con il 78%.

Tuttavia, ci sono alcune sfide che il settore manifatturiero si trova ad affrontare. Ci sono la concorrenza nazionale e internazionale che porta a una ricerca dei minori costi di produzione, la necessità di una maggiore flessibilità, la sicurezza sul lavoro. Seguono l’aggiornamento di macchinari e dispositivi per restare al passo con la costante evoluzione tecnologica, la riduzione dell’impatto ambientale e la resilienza delle supply chain in un contesto ancora condizionato dalla pandemia.

L’Italia si conferma uno dei Paesi frontrunner in termini di utilizzo di tool ICT, con il 48% delle imprese che utilizzano almeno tre delle tecnologie prese in considerazione, rispetto al 41% della media globale.

 

Verso una completa automazione della produzione

Un chiaro segnale che la direzione verso impianti sempre più automatizzati è quella giusta è confermato dal riconoscimento dei vantaggi che l’implementazione di tecnologie abilitanti porta con sé in termini produttività e riduzione dei costi. Il 77% dei decision maker italiani ritiene che l’automatizzazione dei processi abbia portato o porterà a un incremento della velocità produttiva. Il 68% afferma invece che ha permesso o permetterà di ridurre i costi.

Non solo, anche la sicurezza sul luogo di lavoro beneficia dei vantaggi dell’automazione, molti ritengono che abbia portato a una riduzione dei compiti e delle attività che comportano maggiori rischi per la propria incolumità sul lavoro.

 

Quali prospettive per le imprese italiane?

Il 67% ritiene che saranno adottati 7 o più dei tool presi in considerazione, un upgrade tecnologico che richiederà anche un miglioramento dal punto di vista delle competenze. Il 42% degli intervistati che lavorano nei reparti produttivi si è detto pronto per essere formato con nuove competenze richieste da tipologie di lavoro più avanzate. Il 60% si aspetta che il percorso di apprendimento sia costante ed esponenziale nel corso del tempo sino al 2030.

Un futuro in cui l’AI verrà impiegata nei processi produttivi nei prossimi dieci anni, ma in cui, il fattore umano conterà almeno per metà in quelli decisionali. Un aspetto confermato anche dal fatto che il 61% dei decision maker italiani intervistati per lo studio ritengono che i propri dipendenti dovranno avere maggiori capacità di problem solving, analisi dei dati e programmazione.

 

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